Parto naturale in casa: la storia di Beatrice

Bambina nata da un parto naturale

Il parto è visto molto spesso come un evento traumatizzante, di cui avere paura.

D’altronde, non diciamo forse “Che parto!” quando ci riferiamo ad una situazione particolarmente frustrante o complicata?

Ricordo che ho dovuto cercare a lungo prima di trovare delle storie di parto positive da cui farmi ispirare, ancora sei anni fa quand’ero in attesa di Noah.

Quando alla fine le ho trovate, ricordo di aver tirato un sospiro di sollievo: in cuor mio sapevo che avrei potuto farcela, e che sarebbe stata un’esperienza incredibile, però cominciavo a disilludermi essendo travolta da così tante storie da incubo, raccontate da mamme a cui chiedevo, o reperite online.

Ecco da dove nasce la mia voglia di fare emergere il seguente messaggio: il parto può essere una delle esperienze più affascinanti, arricchenti, liberatorie, se affrontato con la preparazione adeguata.

Come prima messaggera ho pensato alla mia amica Beatrice: l’ho vista vivere la sua prima gravidanza con una grazia e leggerezza disarmanti, che non potevano che presagire un parto meraviglioso.

Se ti stai chiedendo come prepararsi bene al parto, comincia dalla lettura di questa intervista! 😉

Cosa ti ha portata alla scelta di un parto naturale in casa?

“Il parto per una donna è probabilmente il momento di massima vulnerabilità e apertura. Per favorire questa apertura, è necessario sentirsi sicure, e a proprio agio.”

Quello che mi ha spinto a questa scelta era la ricerca di un luogo sicuro, protetto, in cui mi sentissi completamente a mio agio.

Desideravo che per tutta la durata del mio parto fossero presenti le mie persone di riferimento: la mia ostetrica, che mi ha seguito durante la gravidanza e con la quale ho instaurato un rapporto molto profondo, di amicizia, e mio marito.

Poi, come dice la mia ostetrica, noi possiamo indicare una preferenza, ma dove nascere lo sceglie il bambino che sta per nascere.

Ogni volta che c’è un parto, infatti, è il bambino stesso che ci dà delle indicazioni su come andrà, e su dove effettivamente si finalizzerà.

Può succedere che uno scelga di partorire in casa, ma che questo poi non avvenga: ci sono delle situazioni che partono benissimo, ma che evolvono con l’insorgenza di complicazioni che rendono necessario un trasferimento in ospedale. Bisogna metterlo in conto per non restare delusi.

Per tutta la gravidanza, non mi sono mai sentita ammalata, e volevo che il mio parto fosse mio, naturale, senza interventi medici.
Perché sentivo di poterlo fare così: ho ascoltato quelle che erano le mie sensazioni, la mia intuizione.

Beatrice dieci giorni primi di partorire.

Il parto per una donna è probabilmente il momento di massima vulnerabilità e apertura. Per favorire questa apertura, è necessario sentirsi sicure, e a proprio agio.

Per tutta la gravidanza, non mi sono mai sentita ammalata, e volevo che il mio parto fosse mio, naturale, senza interventi medici. Perché sentivo di poterlo fare così: ho ascoltato quelle che erano le mie sensazioni, la mia intuizione.

Quindi dove mi sono sentita più a mio agio, più protetta e più sicuro, lì è dove ho scelto di partorire: a casa mia.

Beatrice dopo aver partorito con parto naturale a casa
Con il marito Giorgio e le ostetriche di DoraLuce subito dopo il parto.

Hai trovato delle resistenze a questa scelta controcorrente?

È stato bravo nell’accogliere questa scelta anche se non l’aveva da subito condivisa, nel sostenerla, e poi alla fine nel condividerla. Infatti se glielo si chiede oggi, anche Giorgio lo rifarebbe così, come io lo rifarei così: per la nostra coppia è stato un momento veramente importante.

Nella decisione ho coinvolto naturalmente Giorgio, mio marito. All’inizio ne abbiamo discusso molto, abbiamo anche litigato, perché invece per lui i bambini nascevano in ospedale: “Si faceva così, si è sempre fatto così”. Non capiva perché spendere soldi – avere un’assistenza personalizzata a casa ha ovviamente un costo – quando si sarebbe potuti arrivare allo stesso risultato gratuitamente all’ospedale.

Ognuno dei due diceva la sua, e ci si confrontava su cosa sarebbe stato meglio. Abbiamo anche lasciato un po’ decantare la scelta: ci abbiamo messo comunque 7 mesi sicuramente per maturarla. Anche perché non è una decisione che fai all’inizio della gravidanza, ma verso la fine, una volta che si è assodato che tutti i parametri sono rispettati per questo tipo di scelta.

Poi però la scelta è stata mia, nel senso che Giorgio mi ha detto: “Io farei così, farei diversamente, però capisco che la scelta non possa essere la mia, perché a partorire devi essere tu”.

È stato bravo nell’accogliere questa scelta anche se non l’aveva da subito condivisa, nel sostenerla, e poi alla fine nel condividerla. Infatti se glielo si chiede oggi, anche Giorgio lo rifarebbe così, come io lo rifarei così: per la nostra coppia è stato un momento veramente importante.

Questo assume un rilievo speciale in un momento post pandemico, in cui al papà è stato precluso di entrare in sala parto, o gli è stato permesso solo verso la fine.

Le donne per partorire hanno bisogno delle loro persone affianco, e io ho avuto bisogno di Giorgio. Quindi sono stata molto felice che abbia potuto partecipare a tutto il parto.

Come ti sei preparata al parto?

È stato poi fondamentale per me anche leggere e ascoltare storie di parto felici (o meno), per sentire attraverso quei racconti tutte quelle emozioni che poi avrei sperimentato in prima persona.
È stato un po’ come immedesimarmi in quelle mamme che stavano partorendo, e di cui stavo leggendo.

Penso che una buona preparazione sia fondamentale per affrontare al meglio il parto.

Ho scelto di farmi seguire da un’ostetrica della casa maternità DoraLuce durante tutti i nove mesi della gravidanza: sicuramente il modo in cui mi ha aiutata a raggiungere il benessere in gravidanza, sia a livello professionale che a livello di emozioni, ha contribuito all’ottima riuscita del parto.

Il podcast di storie di parto ascoltato da Beatrice.

Nella pratica ho seguito un ottimo corso pre-parto (gestito dalla casa maternità DoraLuce), che includeva un weekend intensivo con altre coppie, e una serie di incontri serali in cui non veniva solo spiegato tecnicamente quello che succede durante il parto, ma venivano anche insegnate tecniche e modalità per sentirsi bene, al sicuro, e per conoscere meglio i propri punti di forza e di debolezza.

Abbiamo fatto ad esempio esercizi di visualizzazione, come quelli con cui si preparano gli atleti quando devono sostenere una gara, per poi ripescare e riprodurre quelle sensazioni nel momento del parto.

È stato poi fondamentale per me anche leggere e ascoltare storie di parto felici (o meno), per sentire attraverso quei racconti tutte quelle emozioni che poi avrei sperimentato in prima persona.

È stato un po’ come immedesimarmi in quelle mamme che stavano partorendo, e di cui stavo leggendo.

Uno dei libri che Beatrice consiglia alle future mamme per prepararsi al parto.

«Cominciai ad usare il termine onda invece di contrazione (..) Perché usare una parola che suggerisce tensione e chiusura, quando un travaglio di successo richiede apertura della cervice?»

Estratto da un racconto nel libro “La gioia del parto” di INA MAY GASKIN

È stato molto importante affrontare tutto questo -il corso pre-parto e le letture- in coppia: il fatto di essere insieme per tutto il percorso di accompagnamento alla nascita, ha fatto sì che la presenza di Giorgio durante la nascita fosse ancora più importante.

Un altro libro che Beatrice ha trovato particolarmente utile.

Puoi raccontare l’esperienza del tuo parto?

Tutta quella preparazione mi ha portato a essere lì, pronta, e molto presente.

Ho un bellissimo ricordo del mio parto, e ci tengo a raccontarlo a tutti quelli che mi chiedono, per sfatare il luogo comune che il parto deve essere per forza un’esperienza traumatica e dolorosa.

Ha rispecchiato le mie aspettative: era il parto che sognavo, e per cui mi ero preparata. Poi avevo messo in conto che poteva anche non andare come avevo pensato, però sono convinta che tutto questo pensiero positivo abbia aiutato.

Tutta quella preparazione mi ha portato a essere lì, pronta, e molto presente.

Sono riuscita ad utilizzare tutte le tecniche per gestire i diversi momenti del parto che avevo imparato nel periodo in cui mi stavo preparando.

Ho un bellissimo ricordo perché l’ho vissuto, e l’ho vissuto bene. Ci sono momenti che non ricordo (ride, ndr), ma anche questa è una cosa positiva: ho veramente lasciato andare la razionalità, e così facendo è stato anche più semplice partorire.

Racconto brevemente come è andata.

Quando la sera ho cominciato a capire che qualcosa si muoveva, ho avvisato la mia ostetrica.

“Una settimana fa, in una serata di luna nuova, è venuta alla luce Caterina, è nata con cura e circondata d’amore 💕” scrive Beatrice nel suo post per annunciare il nuovo arrivo.

Quindi poi ho capito che potevo lasciarmi andare del tutto, e questa è la parte che mi ricordo meno.

La mattina successiva io e mio marito ci siamo presi un momento per noi, per salutare la pancia, per augurare al nostro bambino che stava nascendo – non sapevamo se era maschio o femmina – un buon viaggio, e per dirgli che l’aspettavamo, e non vedevamo l’ora di conoscerlo.

In questo momento che ci siamo ritagliati per noi, abbiamo coccolato questa pancia, l’abbiamo massaggiata, ci siamo coccolati noi, l’abbiamo guardata, ci siamo fatti delle foto, e abbiamo detto al nostro bambino che eravamo pronti ad accoglierlo.

La giornata poi è proseguita con un normale pranzo con Giorgio. Le ostetriche sono arrivate verso le due del pomeriggio: mi hanno fatto una prima visita, e hanno visto che era ancora presto. Le contrazioni infatti erano ancora molto distanti tra loro.

Mi sono fatta un paio di vasche, nella mia vasca di casa: sono stata in ammollo, ho telefonato a mia mamma e a mia sorella per metterle al corrente che qualcosa si stava muovendo, e che probabilmente in quella giornata, o la giornata successiva, sarebbe arrivato il nostro bambino. Insomma ho reso partecipe la mia famiglia, anche più allargata, di quello che stava succedendo.

Beatrice mentre lavora a “Più libri più liberi”, la fiera dell’editoria di Roma.

Mi sono rilassata il più possibile: sono stata sulla fitball per rilassare i muscoli del pavimento pelvico, e poi quando le contrazioni si sono fatte più intense, sono ritornate le mie ostetriche.

Abbiamo preparato assieme a loro la nostra stanza da letto, che avevamo deciso fosse quella adibita all’avvenimento. Abbiamo rifatto il letto, mettendo una tela cerata sotto le lenzuola; abbiamo soffuso delle luci – molto tenui e calde – per creare un ambiente semibuio.

E siamo stati lì, nello stare. Le contrazioni arrivavano, io continuavo a cambiare posizione per cercare di capire in quale stessi meglio. Sono stata sdraiata, a pancia in giù, a pancia in sù, accovacciata, sulla palla, di schiena… e in tutto ciò Giorgio e le mie ostetriche mi massaggiavano la schiena, i piedi, le gambe, e mi facevano forza. Ci sono infatti stati dei momenti in cui ho detto “Basta, non ce la faccio più! Quanto manca?”. E tutti mi dicevano che non mancava molto, e che stava andando tutto molto bene.

Questa vicinanza, queste parole di incoraggiamento pronunciate da chi mi conosceva bene – mio marito e le mie ostetriche – sono state importanti per farmi sentire sicura, e per farmi capire che effettivamente stava andando tutto bene. Quindi poi ho capito che potevo lasciarmi andare del tutto, e questa è la parte che mi ricordo meno: la fase espulsiva.

Poi, molto velocemente, è arrivata Caterina. Quindi abbiamo scoperto che stavamo aspettando una bambina (sorride, ndr), me l’hanno affidata subito, e siamo state pelle a pelle dal primo momento.

Abbiamo passato le successive 2 ore da soli io, Caterina, e Giorgio: siamo stati così, nel nostro letto, insieme.

E poi ci sono state tutte le analisi per verificare che stessi bene, riuscissi ad alzarmi e a fare la pipì.

Poi Giorgio ha avvisato il resto della famiglia che Caterina era arrivata: erano quasi le 11 di sera. Quindi diciamo che da quando ho capito che qualcosa si stava muovendo, sono passate in tutto 24 ore.

Caterina il giorno dopo la nascita.

Cosa ti ha aiutato di più a sopportare il dolore durante il parto?

Soprattutto mi ha aiutata la convinzione che potevo farlo, che il mio corpo era capace di farlo.

In primis mi ha aiutato la preparazione, cioè il sapere cosa stava succedendo, esserne consapevole, ed avere già confidenza con gli strumenti che potevano aiutarmi.

Sapevo ad esempio che stare in una vasca molto calda mi aiutava a rilassarmi, e quindi è stata una delle prime strategie che ho messo in atto quando il dolore ha cominciato a essere un po’ più intenso.

Sapevo anche che cantare mi avrebbe aiutato, e quindi già dalle prime contrazioni del mattino, ho messo un sottofondo musicale, e ho cantato, vocalizzato, per tutto il parto penso, proprio fino all’ultimo.

È stato d’aiuto anche visualizzarmi in un posto felice, come al mare, in spiaggia.

E soprattutto mi ha aiutata la convinzione che potevo farlo, che il mio corpo era capace di farlo. Quindi il prendere coscienza del fatto che una mamma e un bambino sanno insieme nascere, letteralmente: sapevo che tanto io quanto il mio bambino stavamo facendo il possibile per far sì che l’avvenimento accadesse.

Beatrice il giorno del suo matrimonio 🤩. Foto di Studio Fotografico Click.

Ricordo di aver sofferto sì, però ricordo che il male era finalizzato a qualcosa di più grande.
La consapevolezza che il dolore non era fine a se stesso me l’ha fatto sopportare anche di più, probabilmente.

È stato utile avere il continuo supporto di mio marito durante tutto il parto: poterlo abbracciare, baciare, sentire le sue mani, i suoi massaggi, le sue carezze, sentire che ero al sicuro tra le sue braccia. Di fatto poi il parto è avvenuto con Giorgio che mi sorreggeva: sapevo che potevo lasciarmi andare, e far avvenire il parto.

Questo è stato per me quello che mi ha fatto sopportare il dolore, che comunque è stato un dolore di quelli che si dimenticano.

Oggi – sono passati sei mesi – ricordo momenti, tratti: ricordo di aver sofferto sì, però ricordo che il male era finalizzato a qualcosa di più grande. La consapevolezza che il dolore non era fine a se stesso me l’ha fatto sopportare anche di più, probabilmente.

Il momento in cui ho sentito più dolore, quello in cui ho creduto di non farcela più, è stato il momento in cui è arrivata Caterina.

L’esperienza del parto ti ha cambiata? Se sì, come?

Ho sentito con me tutte le forze di tutte le donne che hanno partorito.

Sì, l’esperienza del parto mi ha cambiata.

Sarà un po’ banale da dire, però penso di interpretare il sentire comune delle donne: dopo aver partorito, ho pensato che potevo anche andare a scalare l’Everest.

Ho sentito con me tutte le forze di tutte le donne che hanno partorito. Mi sono sentita investita di forze che non sono normali. Sono naturali, sì, però non sono comuni: si verificano solo in quel particolare momento del parto.

Mi ha cambiata anche perché comunque la maternità è sempre stata un mio sogno, e realizzarlo ha fatto sì che mi sentissi veramente veramente felice (ride emozionata, ndr). E il fatto di averlo realizzato con le mie forze mi ha reso più sicura di me e più consapevole.

Il momento in cui è arrivata Caterina, credo che sia stato uno dei momenti più felici della vita, in cui ho sperimentato una felicità piena, grande, e particolare: è stato molto bello.

Prima di partorire si parla per sentito dire. Quando la si prova sulla propria pelle, l’esperienza del parto lascia delle tracce che poi restano per sempre: sono molto felice di averla vissuta, e di averla vissuta così.

Che messaggio daresti alle future mamme?

Direi di arrivare pronte.
Quando si arriva pronte, penso che arrivi anche la consapevolezza che il corpo lo sa fare, che tu e il tuo bambino sapete partorire.

A tutte le future mamme che vorrebbero un parto naturale, ma che hanno paura, direi che la chiave è quella di informarsi, di studiare, di leggere e ascoltare storie di parto, di confrontarsi con un’ostetrica, che il parto lo vive tutti i giorni.

E quindi di arrivare pronte. Quando si arriva pronte, penso che arrivi anche la consapevolezza che il corpo lo sa fare, che tu e il tuo bambino sapete partorire. E questa è la chiave per partorire in maniera naturale.

Poi non sto dicendo che dove serva, l’intervento medico non sia necessario. Come ho detto all’inizio, una persona può indicare una preferenza, ma poi è proprio il bambino che decide dove veramente vorrà nascere. Ci sono dei casi – che sono però solo una piccola minoranza – in cui non è possibile mettere in pratica tutto quello che ho raccontato.

Beatrice e Giorgio dopo il loro “sì” ❤️

Grazie mille Beatrice per questa tua preziosa testimonianza: sono sicura potrà essere d’aiuto a tante donne per affrontare al meglio il parto, e viverlo non come un incubo, ma come un’esperienza di enorme crescita e potenziamento. 🌱

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