Parrucchiera-artista: la storia di Miriam

Il negozio di parrucchiera/mostra d’arte di Miriam 🤩

Qualche mese fa sono andata dalla parrucchiera.

Ero pronta ai classici discorsi che si fanno per ammazzare il silenzio durante il taglio: meteo e gossip.

Invece, alla mia osservazione “Che bei quadri che hai qui in negozio!”, Miriam mi ha spiazzata dicendo “Grazie, li ho fatti io”.

Sono rimasta a bocca aperta: erano davvero stupendi, e di certo non davano l’aria di essere frutto di chi dipinge o disegna solo nel tempo libero. Erano vere e proprie opere d’arte.

La mia curiosità è stata alimentata ancora di più dalla chiacchierata che è nata dopo questo mio commento.

Miriam mi ha infatti confidato che proprio qualche giorno prima aveva ritrovato in casa la sua pagella delle elementari, dove gli insegnanti avevano segnalato la sua spiccata vena artistica.

Ma che poi aveva lasciato da parte matita e carta per anni, dopo aver intrapreso la carriera di parrucchiera a seguito del commento dei suoi insegnanti delle scuole medie: “La ragazza non ha nessun talento, consigliamo vada a lavorare”.

Miriam, artista e parrucchiera.

È tornata a disegnare solo qualche anno fa, dopo un periodo in cui non le riusciva di scaricare la tensione in altro modo.

Sono tornata a casa con qualcos’altro in testa oltre al nuovo taglio di capelli: era un misto di rabbia e commozione.

Rabbia per la leggerezza con cui certe persone emettono giudizi che possono tarpare le ali alle passioni e prevenire la nascita di veri e propri artisti.

Commozione per la forza di certe passioni: se non si mette a tacere la propria vocina interiore, ritornano a galla, magari anche a distanza di anni.

Questi pensieri mi sono rimasti per giorni, finché non mi sono decisa a contattare Miriam per approfondire la sua storia.

Eccola qui 😍

Come descriveresti la tua vita finora?

Adoro la danza, che tuttora fa parte della mia vita. L’ho sempre definita ossigeno: ossigeno per la mia mente, anima e corpo, perché quando danzi entri in un altro mondo, dove non lasci spazio ai pensieri.

La mia vita la descriverei così: lavoro, una montagna di responsabilità, sofferenza, solitudine, e arte.

A 19 anni ho aperto la mia attività di parrucchiera, lavoro che svolgo tuttora e che mi ha permesso di vivere, creare, danzare, e crescere mio figlio Luca. Un figlio che ho cresciuta da sola, in quanto l’unico aiuto che potevo avere era mia mamma, che morì nel 2000 lasciandomi un padre invalido da accudire.

Pertanto non avevo tempo per uscire, avere amicizie, o una vita privata. Grazie a mio fratello, che alla sera preparava la cena a mio papà, ho potuto ritagliarmi qualche ora per dedicarla alla danza.

Adoro la danza, che tuttora fa parte della mia vita. L’ho sempre definita ossigeno: ossigeno per la mia mente, anima e corpo, perché quando danzi entri in un altro mondo, dove non lasci spazio ai pensieri.

La mente e il corpo vengono assorbiti dalla musica, dai suoni, dalle melodie, e ogni sentimento che ho dentro viene espresso in movimento.

Oltre a questo, è sempre stato un ottimo scarico delle tensioni accumulate.

Come hai riscoperto la passione per il disegno?

Ero arrivata al punto che non riuscivo più a rilassarmi con nulla, così ho cercato rifugio nei miei disegni, ed esprimere lì quello che sentivo dentro.

“PER TE SARÒ SEMPRE
E SOLO UN MISTERO.”
Eseguito interamente a matita per una mostra di polaroid in Germania .

Credo di essere nata con una matita in mano. Fin da piccina ho sempre disegnato, soprattutto ritratti, o figure astratte a matita.

Poi per il poco tempo è una cosa che ho abbandonato, per poi riprendere cinque anni fa.

Come ho detto prima la danza è sempre stato un punto fermo e fondamentale per la mia vita, ma dopo la chiusura della mia scuola dieci anni fa, ho iniziato a frequentarne un’altra, composta dalle allieve della prima.

Per alcune, come per insegnante stessa, sono stata la loro maestra e coreografa. Questo però ha comportato il fatto di vedermi come un’antagonista, e un po’ alla volta mi ha portato a non potermi più né esprimere né danzare come avevo bisogno, e ancora meno a scaricare, ma al contrario caricarmi di tensione.

Ero arrivata al punto che non riuscivo più a rilassarmi con nulla, così ho cercato rifugio nei miei disegni, ed esprimere lì quello che sentivo dentro.

Iniziai a cercare la perfezione, motivata anche dai compagni di scuola di mio figlio, che avendo frequentato l’istituto d’arte, rimanevano incantati di fronte ai miei disegni.

Questo con enorme soddisfazione da parte di Luca (il figlio di Miriam, ndr), che mi diceva sempre: “Finché non ti vedo disegnare, non sono contento”.

L’interesse per i miei lavori cresceva sempre di più, non solo da parte loro, ma anche da parte di clienti e amiche.

“SPLENDI,
e non darti colpe che non hai.”
Eseguito interamente a matita

Così in breve tempo mi sono ritrovata catapultata in qualche cosa di inaspettato, che non avrei mai pensato, un qualcosa diciamo anche più grande di me.

Una cliente in particolare mi continuava a ripetere che dovevo farli vedere, non tenerli nascosti: fare mostre. Invece un’altra mia amica quando li vide se ne innamorò, e mi disse che aveva in progetto di organizzare in una villa antica una giornata di musica e arte.

Quindi oltre ad incitarmi a pubblicarli, mi chiese se avessi materiale sufficiente per la sua mostra, ché voleva fossero le mie opere a essere esposte. Cavolo, non erano più disegni ma opere! E da lì ho iniziato a guardarli con occhi diversi, e a pubblicarli.

Ho lavorato intensamente per circa un anno per avere materiale a sufficienza per la mostra. Poi purtroppo non si fece a causa del COVID.

Così nel frattempo ho creato una galleria d’arte nel mio negozio con esposizione interna ed esterna, e da circa un anno ho iniziato anche a dipingere, cosa che non avevo mai fatto perché ho sempre disegnato a matita.

Così in breve tempo mi sono ritrovata catapultata in qualche cosa di inaspettato, che non avrei mai pensato, un qualcosa diciamo anche più grande di me.

“È semplicemente meraviglioso quanto possa bastare poco per stare bene.” Eseguito interamente a matita

Cosa provi quando dipingi, e cosa vuoi trasmettere?

Un’opera d’arte, per essere considerata tale, deve trasmettere qualcosa. E quello che vorrei trasmettere è che si creasse un legame, un dialogo, fra la figura ritratta e il suo osservatore.

A dire il vero non so esattamente cosa provo quando disegno o dipingo: i miei pensieri si mescolano, e si perdono in ciò che sto creando. Nei visi, nei corpi, nelle sfumature, e nel come riuscire a realizzare al meglio l’immagine che ho scelto.

Anzi, in realtà credo siano loro che scelgono me: spesso mi è capitato di dire “Quando finisco questo disegno, inizio quello che mi piace molto.” Ma poi mi è successo che quando sono lì per iniziarlo non riesco a fare nemmeno una riga, non mi riesce proprio, neanche la più piccola traccia.

“Io vivo in tutto ciò che è arte.
Quando mi vorrai vedere cercami li,
perché lì mi potrai trovare.”
Eseguito interamente a matita

Allora prendo la mia raccolta di immagini e scelgo dell’altro.

Ed ecco che per magia quasi, in brevissimo tempo e con estrema facilità la traccia è fatta.

Mi era anche capitato di iniziare un lavoro come idea per un progetto musicale, ma ad un certo punto aveva iniziato a crearmi una certa ansia. Stavo per strapparlo dal malessere che mi dava. Mi mancava l’aria solo a guardarlo. Quindi l’ho dovuto accantonare ed è rimasto dentro ad una scatola per un bel po’. Fino ad un anno fa che ho deciso di riprovarci, e senza alcun fastidio l’ho finito.

Mesi fa pubblicai nella mia pagina Facebook un mio disegno. Una mia cliente che lo vide mi disse: “Veramente bello il tuo ultimo lavoro! E scusami se non ho commentato o messo mi piace, ma a me suscitava molta tristezza”.

Le dissi che mi dispiaceva di avere trasmesso un’emozione non bella, ma la ringrazierai di cuore per il suo grande complimento.

Perché ciò significava che avevo creato un’opera d’arte: dal mio punto di vista infatti un’opera d’arte, per essere considerata tale, deve trasmettere qualcosa. E quello che vorrei trasmettere è che si creasse un legame, un dialogo fra la figura ritratta e il suo osservatore.

Mostre d’arte inattese: la vetrina del negozio di parrucchiera di Miriam.

Che messaggio daresti a tutti i ragazzi che vengono spinti da genitori o insegnanti verso una strada che non rispecchia le loro passioni?

Io ad esempio come genitore, con la mia esperienza, vedendo le grandi doti e la grande passione di mio figlio nell’ambito musicale, farò comunque tutto il possibile affinché lui possa realizzarsi e affermarsi in questo mondo.

“SAI CHE C’È?
C’è che sento che posso essere di più.
Posso fare di più.
Posso dare di più.
Mi sento come un Aquila in gabbia.
Ecco che c’è!”
Acrilico su tela

Se i ragazzi sanno già quale sia la loro passione, allora il mio consiglio è quello di confrontarsi con i genitori.

A quell’età non sono economicamente autonomi, quindi può risultare difficile opporsi ai genitori, specie se non hanno una mentalità aperta, oppure vogliono che seguano le loro orme.

Però credo anche che questi anni siano ben diversi dai miei, e parlandone insieme possano trovare un punto di incontro. I genitori ora hanno una mentalità diversa rispetto ai miei tempi.

Per ciò che riguarda gli insegnanti, nel mio caso sono stati proprio loro a spingermi verso una strada diversa. Ricordo che già alle elementari eseguivo disegni degni di nota e ammirazione da parte di maestri e alunni. Spesso venivano esibiti e facevano il giro delle classi. Tanto che nella pagella di quinta, in grassetto, avevano specificato “da notare spiccate doti artistiche”.

Ma alle medie non fu così.

Il primo anno avevamo applicazioni tecniche e artistiche. Lì mi sono anche divertita. E ricordo che durante una lezione avevo fatto un ritratto all’insegnante di artistica, che poi nel corso degli anni ho scoperto che l’aveva incorniciato e appeso nel salotto di casa.

Nel secondo anno tolsero queste materie, e ciò che facevo non era più apprezzato.

Anzi mi dissero che non avevano nessuna dote. Ricordo addirittura che agli esami mi risero in faccia per i miei disegni, e che l’unica cosa che potevo fare era andare a lavorare.

Nonostante ciò i miei genitori mi dissero che se volevo proseguire con gli studi, loro mi avrebbero dato l’opportunità. Ma anche loro non erano in grado di indirizzarmi, specie dopo l’esito dei professori.

Gli ultimi due anni di medie erano stati veramente duri, e per quanto facessi, non andava mai bene nulla.

Il tutto mi rese insicura, incerta e timida. E mi trasmise un malessere verso la scuola. Ero troppo immatura per saper cosa fare, e poi manco sapevo che esisteva una scuola d’arte. Ragionando ora comunque mio papà non avrebbe mai accettato che io frequentassi una scuola artistica.

Quindi mi presi un anno sabbatico. Ovviamente a casa non potevo stare, quindi mia mamma mi inserì in un negozio di parrucchiera. Iniziai subito con una carriera, che mi portò a sedici anni ad insegnare in una scuola per parrucchieri, e quindi anche a guadagnare ed essere autonoma nei confronti dei miei genitori.

E lì dissi addio ai miei disegni.

Come dicevo gli anni di allora erano diversi. Io ad esempio come genitore, con la mia esperienza, vedendo le grandi doti e la grande passione di mio figlio nell’ambito musicale, farò comunque tutto il possibile affinché lui possa realizzarsi e affermarsi in questo mondo.

“La danza è il linguaggio nascosto dell’anima”.
Martha Graham
Realizzato interamente a matita

Che messaggio daresti a coloro che hanno paura di inseguire la loro passione perché già avviati in una carriera totalmente diversa?

Perché non provare?

In genere dietro alla paura si nasconde il lato economico.

Se una persona non ha problemi economici può lasciare tranquillamente il suo lavoro e inseguire la sua passione.

Però, se non è così e non lo può fare, nulla vieta di coltivare e far crescere le passioni, aprendo altre porte, altre strade, e vedere dove ti portano.

Come ho fatto e sto facendo io, che in cinque anni ho creato una galleria d’arte, anche se nel mio negozio, venduto quadri, ed eseguo lavori su commissioni.

Certo questo porta un impegno in più sulla vita quotidiana, però le due cose sono tranquillamente fattibili. Perché non provare?

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Visto quante persone mi chiedono e sono in attesa di ammirare i miei lavori, uno dei progetti prossimi è una mostra.

E magari -perché no?- anche più di una!

Poi mi piacerebbe fare un book fotografico di tutte le mie opere, aggiungendo pensieri, frasi, aforismi che dedico ad ognuna di loro, che si trovano scritti sul retro di ogni mio quadro.

Questo è il progetto che ho in mente. Poi si vedrà, se magari ci saranno altre aperture di porte.

E poi beh, direi che lo scopriremo solo vivendo!, come disse il grande Lucio Battisti.

“La realtà, a differenza della fantasia, non si preoccupa di essere verosimile,
perché è vera!”
Pirandello
Acrilico su tela

Grazie di cuore Miriam per aver condiviso la tua storia 💙 Spero sia di ispirazione per tutti quelli che hanno chiuso nel cassetto la loro passione: non permettiamo a niente e a nessuno di distoglierci da ciò che ci fa sentire vivi.

Vedete che meraviglia di opere ci saremmo persi se Miriam non avesse ritirato fuori la sua??

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